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GINA e LORENZO

Storie di solidarietà familiare

#vivovicino

Il complesso di via Baruzzi a Mortise è stato pensato e costruito a marzo 1981 da 48 persone mosse da un desiderio di vivere cooperativo. Due condomini su 50 mila ettari di terreno, sede un tempo di una vecchia discarica edile. L’organizzazione è gestita dagli inquilini attraverso un comitato interno, la brigata verde, che si occupa del giardino, e il comitato del sorriso, che organizza feste ed eventi.
“Non esiste leadership, ma solo un gruppo di persone, ed è proprio questa la nostra forza” si vive e ci si organizza secondo il principio dell’inclusione “si cerca di includere e non escludere, si privilegia chi ha necessità e disponibilità”. Lo spirito nel condominio è sempre stato di supporto e condivisione, nella vita di tutti i giorni tra i vicini si è sviluppata una rete solidale per fare fronte ai momenti di necessità.
Gina ci racconta di quando la varicella era arrivata al terzo piano di via Baruzzi, per evitare contagi si era offerta di ospitare i figli della vicina che insieme ai suoi erano stati colpiti dalla malattia: “ho detto alla signora di fronte che con i bambini ci potevo stare io visto che non lavoravo”. In questa situazione è stato l’intero palazzo ad attivarsi: “la gente del condominio ci suonava da giù chiedendo di cosa avessimo bisogno. Pane, latte... e arrivava tutto.”
Quando Gina ha iniziato a lavorare è stata lei ad avere bisogno di aiuto nella gestione dei bambini “la signora di sotto teneva mia figlia, e anche la signora di sopra andava a prendere mio figlio a scuola e lo ospitava per il pranzo. Ci si aiutava a vicenda a turno, era proprio una bella cosa”.

Nello stesso condominio viveva A., una bambina rimasta orfana di madre in quinta elementare. Tutto il condominio si era attivato per aiutare il padre nella crescita della piccola, come quando ad A. è arrivato il ciclo. Il papà ha chiamato la vicina che insieme ad altre donne del palazzo si è adoperata per dare supporto alla piccola così da farle vivere serenamente questa fase di grande cambiamento. Gina ci dice con orgoglio: “Le abbiamo fatto da mamme”. A. oramai donna, legata a questo luogo e alle persone che vi abitano, ha deciso di vivere con la sua nuova famiglia proprio nel condominio dove è cresciuta.
Lorenzo ci sintetizza la sua idea di solidarietà con una frase di Jung: “si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.” La solidarietà è per Lorenzo e Gina spontanea come l’amore verso il/la proprio/a compagno/a “tu non chiedi niente in cambio, perché con quella persona riesci a trovare ciò che veramente ti da la forza di vivere”.
La solidarietà deve essere però costruita e alimentata: “piccoli episodi che si intrecciano, uno alimenta l’altro in un humus che tu metti lì e cresce con altro humus che arriva e avanti così.” Può essere anche trasmessa da generazione a generazione come nel caso dei “baruzziani”, così si fanno chiamare i nati e cresciuti in via Baruzzi. Molti di loro oramai vivono in altre zone e luoghi ma portano con sé lo spirito del condominio. “I miei figli non potrebbero fare altrimenti. La mia casa è sempre stata aperta e così sarà sempre anche casa loro.”