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INTERCULTURALITA'

Ricerche

 

Psicologia transculturale, psichiatria transculturale, antropologia psicanalitica, etnopsicologia, etnopsichiatria, etnopsicanalisi sono solo alcune delle discipline che si occupano della necessità di una collaborazione interdisciplinare tra psicologi, antropologi, filosofi, storici, ecc. rispetto al tema dell'incontro con l'altro, con il "diverso". Tali discipline sono interessate alla conoscenza dei fattori costitutivi di un'etnia o di un popolo (lingua, religione, miti, morale, costumi, ecc.) tramite metodi psicologici, filologici, storici e antropologici.

Questa conoscenza si rende indispensabile oggi che l'immigrazione straniera comincia a mettere radici nel nostro paese. La pratica dei ricongiungimenti familiari e la nascita di figli nel paese di immigrazione implica una ridefinizione della condizione di immigrato all'interno della comunità locale: da persona che vive "ai margini", in una condizione più o meno provvisoria e di transito, ad una condizione di utente di servizi diversi: alunno, studente, genitore, paziente, consumatore.

La genitorialità vissuta in un paese straniero è un'esperienza delicata e complessa, che unisce alle difficoltà e ai conflitti caratteristici del processo di transizione alla genitorialità, ulteriori elementi di complessità. Il genitore immigrato, infatti, si trova nella necessità di conciliare i modelli rappresentazionali interni di cosa significhi essere genitore, derivati dalla cultura di origine, con i modelli dominanti nel paese di immigrazione. Tale incontro-scontro può avere come esito un maternage impoverito, in cui il conflitto fra modelli di cura tradizionali e modelli di cura e concezioni dell'infanzia più "moderni" porta ad un blocco nei gesti e nei messaggi verbali e non verbali dell'accudimento dei figli.

L'alternativa, quella di un arricchimento reciproco fra la cultura e la rappresentazione di genitorialità di cui l'immigrato è portatore e la cultura e la corrispettiva immagine di genitorialità del paese di accoglienza, è possibile solo inventando formule nuove ed originali di integrazione, fondate sullo scambio paritario e non invece sull'assimilazione dell'immigrato ai valori del paese di immigrazione. Spesso, alla base di un fallimento nell'incontro fra operatori dei servizi ed immigrati sta quello che è possibile definire come un "disincontro", ossia una situazione in cui gli interlocutori si volgono metaforicamente le spalle: gli operatori infatti guardano avanti, al futuro, con l'obiettivo di permettere l'integrazione del loro utente, gli immigrati invece rivolgono lo sguardo anche indietro, a tutto ciò che hanno lasciato. La possibilità di un vero incontro si sviluppa a partire da una capacità di ascolto, volta a ripercorrere insieme le tappe che hanno portato alla realizzazione del progetto di immigrazione, valorizzando la storia di vita della persona che ne è stata protagonista.

Tale obiettivo richiede, sia all'operatore che all'immigrato, un lavoro che permetta di superare il livello del Sé locale (aspetto dell'identità personale che rimanda all'appartenenza ad un gruppo e si fonda su riti, regole, norme, abitudini, lingue, sistemi di cura) per approdare al livello del Sé universale (denominatore comune di tutti gli esseri umani, accomunati dal fatto di essere socievoli, comunicativi, portatori di pensieri e di emozioni). Ciò permette di raggiungere una sintonia nonostante le differenze e di costruire un ponte fra culture diverse. In questo modo, la cultura cessa di essere percepita come una barriera che ha l'effetto di evidenziare le differenze e separare le persone, e viene invece ad essere un prodotto dell'uomo legato ad un aspetto fondamentale, ma non esaustivo, della sua identità.

Antonioli M.E: La problematica dell'incontro operatore emigrante. In Seminario di ricerca su "Famiglie immigrate, servizi alle persone e società multiculturale", Fondazione Emanuela Zancan, Malosco (TN), 6-9 luglio 2003.
Edelstein C.: La costruzione del sé nella comunicazione interculturale. In Seminario di ricerca su "Famiglie immigrate, servizi alle persone e società multiculturale", Fondazione Emanuela Zancan, Malosco (TN), 6-9 luglio 2003.
Favaro G.: Costruire l'integrazione con le famiglie e i bambini dell'immigrazione. In Seminario di ricerca su "Famiglie immigrate, servizi alle persone e società multiculturale", Fondazione Emanuela Zancan, Malosco (TN), 6-9 luglio 2003.

A cura di
Sara Pasquato, Diego Ottolini

 

RICERCHE

Madri immigrate tra passato e presente - Gravidanza, parto e pratiche di accudimento a confronto- Diego Ottolini
Diventare madre nella migrazione significa vivere un evento cruciale della propria biografia in situazione di "frattura" rispetto alla propria storia, ai legami con la famiglia d'origine ed il gruppo di appartenenza, ai saperi della tradizione, protettivi e rassicuranti.
Questa indagine qualitativa, realizzata su di un campione di madri nigeriane, guarda alla relazione diadica madre-bambino per poter comprendere "con occhi di madre" gli eventi della gravidanza, nascita e puerperio vissuti dalle medesime donne prima in patria e poi in terra di emigrazione, e per confrontare tra loro i diversi metodi di puericultura e le cure del bambino adottati.
I dati e le immagini raccolte, utili per l'operatore nell'incontro con il migrante, costituiscono una sorta di nucleo centrale iconografico della rappresentazione che queste mamme si sono costruite sul loro essere madri in transizione da un luogo culturale a loro familiare, ad un altro straniero e sconosciuto, e svolgono un'importante funzione nell'organizzare idee e comportamenti verso il figlio. In bilico tra due mondi, vengono colte nel loro continuo entrare ed uscire tra passato e presente, in un incessante viaggio migratorio tra rappresentazioni culturali interne e familiari, ed altre esterne e straniere.

 



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