FORMAZIONE
Teorie di ispirazione
La formazione è un viaggio
personale
"Non possiamo insegnare direttamente nulla ad un'altra persona:
possiamo solo facilitare il suo apprendimento" C. Rogers
Le persone si formano da sé, a prescindere dal formatore.
Si avvicinano alla formazione nel momento in cui sentono più o
meno esplicitamente che ne hanno bisogno o curiosità o
interesse.
Chi si accosta alla formazione, infatti, avverte sempre una spinta
ad evolvere e crescere, sottesa alla quale è presente
talvolta il bisogno di riorganizzare le proprie risorse, il desiderio
di implementarle e arricchirsi al fine di migliorare il proprio
ben-essere e le proprie competenze.
Il formatore deve possedere e mettere in atto un bagaglio tecnico
professionale, ma non può determinare cosa l'altro prenderà di
ciò che si propone di trasmettere.
E' un fattore di stimolo e supporto all'evolversi del processo
e non un "creatore di forma" perché l'apprendimento è funzione
del contesto in cui avviene ed è orientato dagli schemi
cognitivi e dai WIM. Il contenuto trasmesso è, quindi,
soggettivamente elaborato e interpretato rispetto ai modelli
relazionali operanti nella direzione del formatore e del gruppo.
La formazione dei genitori è un viaggio in due, alla ricerca
della storia di quando non si era insieme … della propria
infanzia, della propria adolescenza… per metterla in comune
nel progetto di coppia e di famiglia che nel corso del tempo
insieme si costruisce.
La formazione dei genitori come caso specifico:
La molteplicità e la fissità (il molteplice e il
fisso)
La maggiore libertà nell'interpretare ruoli e copioni,
genera una pluralità di modelli di madre e di padre, di
fronte ai quali i genitori possono sentirsi disorientati. La
risposta più semplice, la meno "pensata", è quella
di rispondere con modelli conosciuti perché è difficile
giocarsi in una molteplicità di ruoli (essere contemporaneamente
genitori, lavoratori, figli). Accettarsi come genitore reale,
con limiti e potenzialità, significa saper abbandonare
la corsa verso l'indefinito traguardo di perfezione verso il
quale tutti noi sembrano costretti a raggiungere. I genitori
del passato non avevano bisogno di formazione. La vita lineare
e i ruoli codificati consentivano di non avere dubbi o incertezze,
ma, paradossalemnte, la possibilità di essere aperti ad
una molteplicità di stimoli e prospettive che il nostro
modo di vivere ci consente, può condurci invece all'immobilità,
al rimanere ancorati ad un presente in cui è difficile
attivare un'evoluzione nella relazione tra genitori e figli,
se manca la consapevolezza delle dinamiche in atto e delle rappresentazioni
sottostanti.
Metodologie
La linea di confine
Chi è il formatore oggi? Può essere uno psicologo,
un pedagogista, un educatore…è comunque sempre
un professionista chiamato a muoversi nella zona di confine che
separa il conosciuto dallo sconosciuto, toccando corde ora dell'uno
e ora dell'altro nelle persone che incontra. Il formatore lavora,
infatti, all'interno della relazione, creando attraverso il gruppo
consapevolezza circa il se stessi e sollecitando nuovi sguardi
e prospettive.
Il confine che separa il gruppo terapeutico da quello di formazioni
appare alle volte un crinale sottile su cui camminare e di cui
la definizione del contesto di intervento pone le coordinate.
Uno sguardo metodologico
Le teorie di riferimento ai modelli di formazione che la nostra
associazione propone sono molteplici, proprio perché riteniamo
che alla complessità si possa rispondere solo con strumenti
concettuali complessi.
- Teorie dei sistemi e della complessità (L.von Bertalanffy,
G Bateson, E.Morin)
- Modello andragogico e teorie umaniste dell'apprendimento
(M.Knowles, le teorie di A.H.Maslow e C.Rogers), della psicologia
sociale (A.Adler per l' Io adulto nelle sue relazioni interpersonali),
della psicanalisi (W.R.Bion per le modalità della
conoscenza in determinate condizioni e dinamiche di gruppo)
- Teorie sulle relazioni e le di maniche di gruppo (le teorie
del campo di K.Lewin, le relazioni di aiuto di R.Carkuff)
- Teorie sulla metacognizione (A.F.Ashman e R.N.F. Conway
per strategie dello sviluppo della consapevolezza, dell'autovalutazione
e dell'autorientamento)
- Teorie della comunicazione (da quelle storiche di P.Watzlawick
e Jacobsen alle più recenti sulla comunicazione asseriva
ed "ecologica" di J.Liss, P.Pathfoot, sulla comunicazione
verbale e non verbale di Jakobson Alliday, Bettelheim)
- Teorie dell'attaccamento adulto
A cura di
Maria Vittoria Maroni, Claudia Turconi
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