Definizione e funzioni
della genitorialita'
A cura di Gianluigi Visentini
Il significato del termine "genitorialità" è,
in questi ultimi anni, continuamente in evoluzione. Sempre
maggiore diventa la sua complessità e sempre più ramificato
il suo intrecciarsi con altri aspetti della ricerca clinica
e psicologica.
Semplificando possiamo storicamente partire da una visione
psicopedagogica della genitorialità per arrivare alle
ipotesi odierne che la considerano, in termini psicodinamici,
una parte essenziale della personalità di ogni adulto.
Una prima concezione, che possiamo appunto definire psicopedagogia
per le sue applicazioni anche di tipo formativo, vede la genitorialità come
il lungo e continuo apprendistato per imparare l'arte
di essere genitori. Genitorialità è,
in questa accezione, il processo dinamico attraverso il quale
si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura e di
rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei
figli; bisogni che sono estremamente diversi a seconda della
fase evolutiva. Di questo filone fanno parte i famosi Parent
Effectiveness Training (P.E.T.) avviati da Gordon,
allievo di Rogers, negli anni 70 e che qui in Italia hanno
dato l'avvio ai Corsi per "Genitori Efficaci".
A partire da questa esperienza vanno poi segnalate le diverse "Scuole
per Genitori" o " Educazione dei Genitori" che
si sono diffuse negli anni 90. Particolare menzione merita
la metodologia avviata dall'Università Salesiana di
Roma. Se "Genitori Efficaci" poneva attenzione alle
modalità relazionali di ascolto e di comunicazione,
i ricercatori dell'Università Salesiana , facendo riferimento
al modello dell'Analisi Transazionale, allargavano la prospettiva
individuando i compiti evolutivi delle diverse fasi, sia in
riferimento ai bisogni dei bambini sia tenendo presenti i bisogni
dei genitori. Concetto di base, ripreso da Levin, è che
la crescita umana è fatta di stadi che si ripetono continuamente
nel corso della vita e che le diverse fasi evolutive dei figli
riattivano bisogni ed angosce che fanno parte della propria
storia evolutiva.
Una concezione più psicologica vede invece la genitorialità come
parte fondante della personalità di ogni persona. E'
uno spazio psicodinamico che inizia a formarsi
nell'infanzia quando a poco a poco interiorizziamo i comportamenti,
i messaggi verbali e non-verbali, le aspettative, i desideri,
le fantasie dei nostri genitori. Riprendendo il termine di
uno dei precursori di questo concetto, Eric Berne , abbiamo
un "Genitore
Interno" che è formato da tutte le interazioni
reali e/o fantasmatiche con le figure adulte significative
che si sono occupate di noi. Da questo "Genitore Interno" dipendono
in gran parte i nostri giudizi su noi stessi e i modelli relazionali
che usiamo per rapportarci con gli altri. Le teorie dell'attaccamento
sono su questa linea. Il costrutto di Internal Working
Model ridefinisce con altre parole
lo stesso concetto:le esperienze reali con le figure di attaccamento
vengono interiorizzate in modelli mentali. L'attaccamento quindi
come "fenomeno
globale che non interessa più soltanto la qualità delle
relazioni nell'infanzia ma che coinvolge il loro significato
dalla prima infanzia all'età adulta".
Si potrebbe forse
parlare di genitorialità come di uno
stadio evolutivo nei termini con cui li definisce
Erikson: "La
forza acquisita a ciascun stadio si rivela nell'esigenza
di trascenderlo e di rischiare nel successivo quelli che
nel precedente costituivano gli elementi più vulnerabili e preziosi"
E come sottolinea lo stesso Erikson lo stadio da lui definito
come GENERATIVITA' è l'aspetto evolutivo
più importante
poiché implica tutti quegli sviluppi che hanno fatto
dell'uomo un essere che si "occupa di". La generatività,
per questo Autore, è quindi il culmine dello sviluppo
psicosessuale e psicosociale. La mancanza di questo stadio
rinchiude la persona in un bisogno ossessivo di intimità che
porta ad un senso di stagnazione. In queste parole sembra
esserci tutta l'attuale ricerca sulle dinamiche di coppia
e sulla famiglia. Come la coppia infatti risolve al suo interno
l'equilibrio tra separatezza-confini-segreti-spazi individuali
e intreccio-spazi vissuti insieme-pensieri ed emozioni verbalizzati
e condivisi-, è appunto
questo equilibrio tra solitudine ed intimità che è il
presupposto dinamico ( la forza nei termini di Erikson) da
cui prende sviluppo la generatività.
"E' il legame di coppia che rappresenta
lo snodo del passaggio da <oggetto di cura> a <caregiver> " .
E' il trasferimento del legame di attaccamento dalle figure
genitoriali verso il partner e il passaggio da una modalità unidirezionale
(essere oggetto di cura) ad una modalità reciproca("mi
prendo cura di te come tu ti prendi cura di me")che rappresenta
il ponte verso la generatività cioè la capacità di
dare origine ad un'altra vita , ad un nuovo essere di cui mi
prendo cura in modo unidirezionale ("io mi prederò sempre
cura di te, qualsiasi persona tu sarai" )
Le formidabili intuizioni di Erikson quindi sembrano essere
confermate dall'attuale ricerca soprattutto nel campo del "ciclo
di vita".
Ma mentre la generatività, nella concezione dello psicoanalista
americano, è "anzitutto la preoccupazione
di creare e dirigere una nuova generazione" e quindi ha un significato
eminentemente sociale e culturale (anche se rappresenta in
ogni caso l'evoluzione della propria affettività), il
termine genitorialità si differenzia per la ricchezza
e la complessità dei processi psicodinamici che in essa
sono impliciti.
In questo senso la genitorialità, questa "funzione
autonoma e processuale dell'essere umano" rappresenta
il momento evolutivo più maturo della dinamica affettiva
in cui convergono tutte le esperienze, le rappresentazioni,
i ricordi, le convinzioni, i modelli comportamentali e relazionali,
le fantasie, le angosce, i desideri della propria storia affettiva.
E come ogni compito evolutivo, come ogni stadio è una
fase della propria crescita psicologica e relazionale contrassegnata
da ambivalenze, difficoltà, contraddizioni, ricerche,
crisi, integrazioni, frammenti..
Il termine genitorialità quindi non coinvolge l'essere
genitori reali ma è uno spazio psicodinamico autonomo
che fa parte dello sviluppo di ogni persona. Ovviamente, l'
evento reale della nascita di un figlio, attiva in un modo
particolare e molto intenso questo spazio mentale e relazionale,
rimettendo in circolo tutta una serie di pensieri e fantasie
legati in particolare al proprio essere stati figli, alle modalità relazionali
ritenute più idonee, ai modelli comportamentali da avere.
Un modo per capire la complessità e la vastità di
ciò che definiamo genitorialità è analizzare
le sue funzioni o meglio i suoi modi di esprimersi. Possiamo
così in modo semplicistico e sintetico suddividere una
funzione protettiva, affettiva, regolativa, normativa, predittiva,
rappresentativa, significante, fantasmatica, proiettiva, differenziale,
triadica , transgenerazionale.
• Funzione PROTETTIVA: è la
funzione tipica del caregiver che consiste nell'offrire cure
adeguate ai bisogni del bambino. Con Brazelton e Greenspan possiamo dire che le figure dei caregiver rispondono soprattutto
al bisogno di sviluppare costanti relazioni di accudimento
e al bisogno di protezione fisica e di sicurezza. Relazione
di accudimento in quattro modalità:
1. presenza dentro lo stessa casa
2. presenza che il bambino osservi e veda
3. presenza che faciliti l'interazione con l'ambiente
4. presenza che interagisce con il bambino
E' evidente il crescere dell' intensità della "presenza" dal
1° al 4° punto che secondo gli autori devono essere
comunque tutti presenti per uno sviluppo sano del bambino
Le modalità di protezione fisica e sicurezza sono influenzate
molto dalla cultura di una determinata comunità sociale
e quindi per questi autori è importante che una società definisca
al suo interno le condizioni sane dello sviluppo umano e che
consideri questo come una priorità sociale. Come a dire
che le modalità protettive sono coltivate da una società attenta
al benessere di ogni persona.
La funzione protettiva più di tutte determina il legame
di attaccamento. Lo scopo dell'attaccamento è infatti "la
vicinanza della figura materna" e "il
mantenimento di una relazione di attaccamento è vissuto come fonte
di sicurezza mentre una minaccia di perdita origina ansietà e
spesso collera e, una perdita effettiva, quel tumulto di sensazioni
che è il dolore" .E' evidente come la funzione
protettiva determini quell'esperienza fondamentale che Bowlby
ha chiamato "base sicura": "la
personalità sana
non si rivela assolutamente indipendente. Gli elementi essenziali
sono dati da una capacità di far fiduciosamente conto
sugli altri quando l'occasione lo richieda e sapere su chi è giusto
fare conto"
• funzione AFFETTIVA . E' soprattutto Daniel
Stern che
ha introdotto nelle sue ricerche sull' interazione madre-bambino
i colori e le tonalità di questo rapporto. Alcuni termini
da lui usati fanno parte ora del linguaggio psicologico "comune".
Come ad esempio "sintonizzazione affettiva", dall'autore
descritta in termini molto particolari come " l'
esecuzione di comportamenti che esprimono la qualità di un sentimento
condiviso senza tuttavia imitarne l'esatta espressione comportamentale" ,
e che tuttavia oggi ha assunto un significato più generalizzato
di capacità di entrare in risonanza affettiva con l'altro
senza esserne inglobato.
Altro termine è "affetti vitali" il quale
cerca di rappresentare il "colore" legato ad alcuni
gesti, ad alcune routines, a frasi, parole che contengono al
loro interno un dimensione relazionale affettiva e un sentimento
che si traduce nel far sentire qualcosa di tonico emotivo al
bambino
Così il "mondo degli affetti" che definisce
la qualità emotiva-affettiva dentro la quale il bambino è inserito.
In questo senso sono stimolanti le ricerche sulle EMOZIONI
POSITIVE come il dato centrale della spinta evolutiva del bambino.
Non si parla più, quindi, di pulsioni come motore dello
sviluppo ma questo è rappresentato dalla ricerca di
vivere e rivivere emozioni positive insieme ad un altro. L'interazione
con il mondo degli adulti è guidata in modo principale
dalla ricerca di emozioni positive da con-dividere. Il desiderio
, in questo senso, "implica un'insieme di
aspettative e uno scenario immaginario all'interno del quale
vi sono gli obiettivi e le azioni degli altri in relazione
a sé stesso
e, spesso, gli esiti piacevoli e positivi di tali relazioni" .
Questa frase riferita al bambino potrebbe essere nel contempo
riferita ai genitori e al loro desiderio di vivere
emozioni positive con il proprio figlio. E' questa la base psicodinamica
della funzione affettiva. E tutto questo rimanda alla dinamica
affettiva del desiderio dentro la relazione affettiva. Si pensi,
per inciso,a come l'attuale ricerca sulle emozioni positive
possa avere una ricaduta estremamente importante negli interventi
clinici con il bambino visti quindi non solo come spazio dove
elaborare le difficoltà relazionali ma come spazio dove
il bambino può vivere nuove emozioni positive perché è attorno
a queste che si coagula il suo mondo affettivo e relazionale.
• Funzione REGOLATIVA- Sempre di più nella psicologia
dell'infanzia e in psicopatologia dell'età evolutiva
si fa riferimento al concetto di regolazione. La regolazione
va intesa come la capacità che il bambino possiede fin
dalla nascita di "regolare" appunto i propri stati
emotivi e organizzare l'esperienza e le risposte comportamentali
adeguate che ne conseguono . Ma le strategie per la "regolazione
di stato" sono inizialmente fornite dal caregiver. La
difficoltà del caregiver a questo livello porta a disturbi
della regolazione (difficoltà nel regolare il comportamento,
i processi sensoriali, fisiologici, attentivi, motori o affettivi,
nell'organizzare uno stato di calma, di vigilanza, o uno stato
affettivo positivo). La funzione regolativa genitoriale può avere
un funzionamento iper (con risposte intrusive che non danno
tempo al bambino di segnalare i suoi bisogni o i suoi stati
emotivi), ipo (quando vi è una mancanza d risposte),
inappropriata (quando i tempi non sono in sincronia
con il bambino) . Sulle difficoltà regolative del caregiver
tuttavia non esistono per ora studi in grado di correlare queste
difficoltà a particolari aspetti dello sviluppo relazionale
del caregiver stesso. In ogni caso sempre di più ci
si sta accorgendo come la capacità di regolazione sia
la base per poter decodificare le proprie esperienze e non
sentirsi sopraffatti da queste. "Il processo
fondamentale sottostante alle esperienze di guardare, ascoltare,
prestare attenzione, parlare, modulare l'affetto e il comportamento,
sentirsi calmi..è la capacità di regolazione" Tanto
che in psicoterapia "il primo obiettivo terapeutico è aiutare
la persona a sentirsi calma, regolata, interessata al mondo
che la circonda" Il terapeuta quindi esercita in primis
una funzione regolativa. E' indubbiamente una pista di ricerca
estremamente interessante.
• Funzione NORMATIVA Conseguente all'evolversi della
funzione regolativa o forse come funzione a sé stante
sta la funzione normativa che consiste nella capacità di
dare dei limiti, una struttura di riferimento, una cornice
e corrisponde a quel bisogno fondamentale del bambino che è i
bisogno di avere dei limiti, di vivere dentro una struttura
di comportamenti coerenti. Al centro della capacità di
dare delle regole sta come scrivono Brazelton e Greeenspan le aspettative e la consapevolezza dei compiti evolutivi di
quella determinata età. La funzione normativa riflette
l' atteggiamento genitoriale di fronte alle norme, alle istituzioni,
alle regole sociali. E' il "principio della
legge e dell'ordine che dà ad ognuno la sua parte di privilegi e di limitazioni,
di doveri e di diritti" . E' forse questa una delle funzioni
genitoriali che mette più a contatto la storia normativa
personale e la cultura dell'epoca nella quale si vive (genitore
sociale)
• Funzione PREDITTIVA E' la capacità del genitore
di prevedere il raggiungimento della tappa evolutiva imminente.
I genitori adeguati sanno percepire in modo realistico l'attuale
stadio evolutivo del bambino e sanno però nel contempo
intuire quei comportamenti che promuovono e sviluppano il nuovo
comportamento. Come scrivono in modo poetico e psicologicamente
profondo Trad e Kernberg "una diade è un'unità al
cui interno la crescita e il cambiamento di uno dei membri
implica la crescita e il cambiamento anche dell'altro" .
Una difficoltà a questo livello può comportare
una serie di disturbi evolutivi sul piano somatico, cognitivo
e motivazionale. La funzione predittiva non è solo la
capacità di intuire e facilitare lo sviluppo del bambino
ma soprattutto la capacità di cambiare modalità relazionali
con il crescere del bambino e con l'espandersi del suo mondo
e delle sue competenze.
• Funzione RAPPRESENTATIVA .E' ciò che ben ha
descritto Stern e che possiamo definire lo "schema di
essere con" e che presuppone un insieme di interazioni
reali con il bambino. Lo "schema di essere con" infatti
si basa sull'esperienza interattiva di essere con una persona
particolare in un modo specifico oltre ad essere una rete di
molti "schemi di essere con" collegati da un tema
comune ( ad esempio <fare il bagnetto>).Oltre a queste
rappresentazioni situazionali esistono poi rappresentazioni
dello "schema di essere con" più generalizzate
e che corrispondono ad esempio a "schemi della madre relativi
alla propria madre". Queste rappresentazioni generalizzate
diventano attive nel momento in cui entrano nell'interazione
specifica con il bambino. La funzione rappresentativa è poi
continuamente arricchita da nuove rappresentazioni di "essere
con" che allargano il mondo interattivo del bambino e
dei suoi genitori. Per funzione rappresentativa va intesa proprio
questa capacità di modificare continuamente le proprie
rappresentazioni in base alla crescita del bambino e dell'evolvere
delle sue interazioni, facendo nuove proposte o sapendo cogliere
dal bambino i suoi nuovi segnali evolutivi. Infatti "finché le
rappresentazioni del bambino non vengono modificate, il bambino,
per quanto gli è ancora possibile, agirà come
faceva prima dei cambiamenti avvenuti nei suoi genitori" .
Lo sviluppo del mondo rappresentazionale del bambino, sembra
dire Stern, è conseguente ai cambiamenti delle rappresentazioni
genitoriali.
• Funzione SIGNIFICANTE Bion parla di "funzione
alfa" della madre come capacità di dare un contenuto
pensabile e/o sognabile, in definitiva utilizzabile dall'apparato
psichico, alle percezioni, alle sensazioni del neonato che
sono ancora prive di spessore psichico. La madre costituisce
attraverso la reverie un contenitore dentro il quale il bambino
inizia a pensare poiché adattandosi ai bisogni del bambino
aiuta il bambino stesso a com-prendere il suo bisogno. Questo
postula un complesso intreccio di proiezioni e identificazioni
tra madre e bambino. Riprendendo uno dei modelli cognitivi
oggi utilizzati anche in ambito filosofico possiamo dire che
la madre crea una cornice che dà senso all'azione del
bambino. Questo dare senso, ai suoi bisogni, ai suoi gesti
all'inizio casuali, ai suoi movimenti, alle sue espressioni,
inserisce il bambino in un mondo di senso. Il quale è diverso
dal "semplice" senso legato alle singole rappresentazioni
le quali, naturalmente, hanno e forniscono una loro cornice.
Ma questa funzione genitoriale sembra implicare un processo
ulteriore quasi un "pensare le rappresentazioni",
un inserirle in una cornice più ampia che è data
dal significato che ha per me la relazione con il bambino in
questo particolare momento della mia vita e delle mie relazioni.
E in una cornice ancora più grande che è il senso
della vita per me e del pensare la mia vita, il senso delle
relazioni che vivo e il pensare queste relazioni.
• Funzione FANTASMATICA "Nella stanza di ogni bambino
ci sono dei fantasmi. Sono i visitatori del passato non ricordato
dai genitori; gli ospiti inattesi al battesimo." " Il
genitore sembra essere condannato a rappresentare nuovamente
la tragedia della sua infanzia con il proprio bambino" .
Se la Fraiberg parla di fantasmi come di ricordi non elaborati
possiamo però allargare il termine fantasma a tutte
le fantasie. Le fantasie servono non solo per conoscere la
realtà (nel confronto tra mondo fantasmatico e mondo
reale che ci porta a dire "non è così")
ma le fantasie hanno soprattutto la funzione di "fondare
l'essere e costituirne l'identità" . Il bambino
che nasce si inserisce all'interno dei fantasmi familiari dei
genitori. Ogni individuo ha un proprio romanzo familiare costruito
attorno alle proprie fantasie infantili, un mondo immaginario
fatto di fantasmi consci e preconsci. La nascita di un bambino
implica un passaggio dei genitori ad uno stato nuovo. Vi è un
gioco di specchi tra quello che i genitori sono stati come
bambini, quello che avrebbero voluto essere, quello che i loro
genitori sono stati, quello che vorrebbero che fossero stati,
quello che è il bambino reale , quello che è il
bambino desiderato e fantasticato. E' questa un'area che si
sta esplorando molto intricata ma anche molto intrigante. Un
genitore sano vive questa ricca vita fantasmatica. Infatti
solo questa può favorire la nascita di una nuova identità che è appunto
il connubio tra fantasia e realtà.
• Funzione PROIETTIVA Vi è una mutualità psichica
tra genitori e bambino all'interno della quale occupa un posto
fondamentale la proiezione. Riprendendo un'immagine utilizzata
da Manzano, Palacio Espansa e Zilkha "l'ombra
dei genitori è caduta
sul figlio" sia, come spiegano gli autori, direttamente
( ad esempio proiettando sul figlio l'immagine ideale del figlio
che avrebbe voluto essere) sia attraverso l'ombra degli oggetti
interni ((intendendo con questi parti di sé). Tali modalità sono
quindi narcisistiche nel senso che ciò che viene visto,
amato, sognato, desiderato non è l'oggetto esterno (che è sempre
diverso da sé) ma parti di sé o immagini di sé.
E' ciò che gli autori chiamano "scenari narcisistici
della genitorialità". Tali scenari possono dar
luogo a psicopatologie nel momento in cui tali proiezioni siano
molto invasive e disturbanti della relazione reale con il bambino.
Ma esse fanno parte anche di una sana genitorialità il
cui aspetto narcisistico è parte del quadro relazionale.Questa
funzione rientra nella più ampia funzione fantasmatica
ma la si è definita a parte per l'importanza che il
narcisismo genitoriale ha nelle dinamiche proiettive. Il narcisismo,
sia materno che paterno, ha uno spazio fondamentale nel costruire
l'immagine del bambino e nel collocarla appunto dentro un particolare
scenario di sviluppo. La relazione con il bambino è sempre
una relazione oggettuale come essere diverso da sé ma è sempre
anche una relazione narcisistica con parti di sé viste
nel bambino. E' la dinamica tra queste due relazioni co-presenti
a costituire il confine tra normalità e psicopatologia.
Si veda ad esempio l'interessante ricerca svolta da Carbonetto
e Filingeri in cui risulta che già durante la gravidanza
vi siano diverse modalità fantasmatiche. Una che vede
il feto come proiezione narcisistica, come parte di sé;
una che lo percepisce come essere a sé stante e lo considera
come altro da sé, definendo da subito un rapporto a
due. Già durante la gravidanza quindi vediamo in azione
il prevalere di una relazione narcisistica o di una relazione
oggettuale; del figlio come rappresentante di parti di sé o
del figlio come altro, con propri desideri, aspettative, con
una sua vita affettiva e sociale. Va sottolineato inoltre come
all'interno di questa funzione proiettiva si collochi la capacità di
tollerare la separazione, l'indipendenza, l'autonomia del figlio.
Di considerarlo quindi come oggetto a sé stante e non
come oggetto narcisistico. Potremmo dire quindi che la funzione
proiettiva va continuamente rielaborata dal genitore per poter
sempre di più dare spazio alla relazione oggettuale,
alla relazione con il figlio-altro-da-sé. Poiché solo
quest'ultimo può vivere positivamente la propria autonomia,
il proprio unico modo di essere.
• Funzione TRIADICA Nei termini della scuola di Losanna
potremmo definire la funione triadica come la capacità dei
genitori di avere tra loro un'alleanza cooperativa fatta di
sostegno reciproco, capacità di lasciare spazio all'altro
o di entrare in una relazione empatica con il
partner e con il babino .E' un "gioco di squadra" . Questo presuppone
la capacità del genitore di vedere il bambino dentro
una relazione dove esiste un terzo. La presenza del terzo,
che può essere anche solo percepita, dà al bambino
un orizzonte molto più aperto dove collocarsi, e offre
al bambino possibilità di adattamento e di interazione
molto maggiori. Esiste a livello di affetti un contatto reciproco
tra la coppia genitoriale e il bambino che mantiene viva e
dinamica la relazione.
• Funzione DIFFERENZIALE Al suo interno la genitorialità ha
due modalità di esprimersi attraverso la modalità materna
(maternalità) e attraverso la modalità paterna
(paternalità). Non è semplice nella fase attuale
generalizzare attribuendo esclusivamente alla donna la funzione
materna e all'uomo la funzione paterna in quanto tali modalità entrambe
presenti nel genitore interno, sia del padre che della madre,
possono esprimersi con accentuazioni e percentuali molto diverse.
Va tuttavia riconosciuto che all'interno di una coppia genitoriale
entrambe le funzioni devono essere presenti per permettere
un gioco relazionale sano. In modo semplicistico possiamo dire
che, nelle prime fasi evolutive, la funzione materna si ancora
in una modalità relazionale duale mentre la funzione
paterna ha da una parte il compito di proteggere la diade da
interferenze esterne e dall'altra di aprirla e riportarla in
un ambito triadico . Ma in tutte le fasi evolutive del bambino
il gioco tra le diverse modalità genitoriali diventa
essenziale per uno sviluppo psichico sano . Si veda ad esempio
la funzione limitante e vertebrante della paternalità
• Funzione TRANSGENERAZIONALE Potremmo definire questa
funzione come l'immissione del figlio dentro una STORIA, una
narrazione, che appare reale e anche un po' sognata. E' la
storia della propria famiglia, è il continuum generazionale
dove si inserisce la nascita. Nel Vangelo un'intera pagina è dedicata
alla genealogia di Gesù quasi a dire che nessuna nascita
nemmeno la più inconcepibile può avvenire se
non è inserita in una storia generazionale. Questa funzione
rimanda ovviamente ai rapporti tra generazioni. Come si collocano
i genitori dentro le rispettive storie familiari e come si
colloca la nascita dentro quel particolare momento della storia
generazionale. E quali sono gli intrecci tra le due storie
familiari del padre e della madre, le relazioni tra le due
famiglie d'origine…E' anche questa un'altra complessità che
determina lo spazio storico in cui è collocato il neonato
e la sua immagine relazionale come essere che avrà un
insieme di relazioni o come essere in cui esiste un veto rispetto
ad un ramo familiare o ad una particolare persona. Muratori riporta una frase del Talmud che dice "ci vogliono tre
generazioni per fare un figlio" intendendo appunto la
storia che sta dietro alla nascita di ogni bambino e che lo
inserisce in un "prima" e quindi, appunto perché c'è un
prima con la possibilità che vi sia anche un "dopo".
Si sono viste alcune funzioni genitoriali per sottolineare
la complessità e la dinamicità del costrutto
di GENITORIALITA'. Come si è visto esso presuppone un
insieme di funzioni dinamiche e relazionali che rappresentano
gli aspetti evolutivi del percorso maturativo della persona. "Prendersi
cura di" e quindi maturare il desiderio generativo è uno
degli stadi della crescita umana. Esso non presuppone la nascita
di un figlio reale ma è uno spazio mentale e soprattutto
relazionale dentro il quale convergono la mia storia affettiva,
il mio mondo degli affetti, i miei legami di attaccamento,
il mio mondo fantasmatico, il mio narcisismo, il senso che
ha per me la mia esistenza, il mio sentirmi parte di una storia,
la mia differenziazione sessuale, la mia capacità di
vivere relazioni pluri-dinamiche ( e di non essere chiuso in
una relazione duale), il mio rapporto con le regole e il sociale,
la mia capacità di contenere e regolare i miei stati
emotivi, la mia capacità di cambiare e di essere cambiato,
il mio sentirmi unico e irripetibile, autonomo ed indipendente
e nello stesso tempo bisognoso di "essere pensato da qualcuno".
Con le parole di Bertolini e Neri: "essere
radicati in qualcuno per poter mettere radici in un altro con
cui diventare coppia per poi poter offrire ancora ad un altro
l'intreccio di queste radici" .
Quanto sia complesso e affascinante questo intreccio è quello
che, sinteticamente, si è voluto dimostrare.
Ed è quello che stiamo imparando a chiamare genitorialità.
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2 Si veda MILANI P., Progetto genitori, Erickson,
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9 FAVA VIZZIELLO G., Psicopatologia dello sviluppo, Il
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12 BOWLBY J. , Op.cit. , pag.111, Cortina,
Milano, 1982
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14 STERN D. , Il mondo interpersonale del bambino, pag.150, Boringhieri
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RIVA CRUGNOLA C.(a cura di) La comunicazione affettiva
tra il bambino e i suoi partner, Cortina, Milano, 1999
16 AMMANITI M. (a cura di ), Manuale di psicopatologia
dell’infanzia, Cortina,
Milano,2001
17 GREENSPAN S.I., Psicoterapia e sviluppo psicologico, pag.76,
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18 GREENSPAN S.I., op. cit.,pag.82
19 BRAZELTON B. GREENSPAN S.I,. op.cit.
20 ERIKSON, op.cit.,pag 238
21 TRAD P. KERNBERG P., La previsione del cambiamento
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FAVA VIZZIELLO G. STERN D.(a cura di) , Dalle cure materne
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22 STERN D., La costellazione materna,pag 85, Bollati
Boringhieri, Torino, 1995
23 DE BIASI R., Cornici in “Aut aut” 269,
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24 FRAIBERG S., Il sostegno allo sviluppo, pagg.
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Infantile Fantasie dei genitori e psicopatologia dei
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26 MANZANO J., PALACIO ESPASA F., ZILKHA N. Scenari della
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31 BERTOLINI M., NERI F. op. cit. |