L'ADOZIONE
Uno dei principi fondamentali della Convenzione Internazionale
dei Diritti dell'Infanzia, approvata dall'Assemblea Generale
delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York, è il
diritto di ogni bambino a crescere nella propria famiglia. La
legge che la Convenzione internazionale dell'Aja, nel 1993, ha
ratificato promuove una maggior tutela dei diritti del bambino:
ogni bambino ha diritto di essere amato e di crescere
nella propria famiglia e quando risulta solo e senza nessuno
che possa prendersi cura di lui, nel suo stesso paese d'origine,
allora ha diritto ad una nuova famiglia adottiva straniera. Ogni Paese che ha firmato
tale documento dovrebbe dunque muoversi in modo da sostenere
e supportare le famiglie in difficoltà, perché si
possa garantire a tutti la possibilità di crescere i propri
figli.
Accade comunque spesso, soprattutto nei paesi più poveri,
che vi siano situazioni in cui i maltrattamenti (sia nel senso
stretto, di maltrattamento e abuso, che nel senso di negligenza
e abbandono) siano tali per cui nessun intervento di supporto
può essere sufficiente. Nel caso in cui tale inadempienza
sia considerata permanente e non soggetta a possibili riparazioni
da parte dei genitori e nel caso non vi sia nessun parente stretto
disposto a prendersi cura del minore, il minore viene dichiarato
in stato di adottabilità e ai genitori biologici, se esistenti,
viene tolta la patria potestà. Il minore in questione
perde, quindi, ogni vincolo con la famiglia d'origine e la famiglia
ogni diritto su quel bambino. Qualora vi sia una coppia disponibile
ad amare, crescere ed educare questo bambino, secondo le regole
vigenti nei Paesi coinvolti, il bambino diventa a tutti gli effetti
figlio della coppia che lo ha desiderato e che è stata
pronta ad accoglierlo.
D'altra parte, vi può essere un desiderio in ogni coppia
ad avere dei figli e ad essere genitori. Un'incapacità a
generare figli biologici o un atto di solidarietà possono
portare una coppia a decidere di adottare un bambino.
Il genitore interessato a questa possibilità, può scegliere
se dare la disponibilità ad accogliere un bambino del
proprio Paese, optando per l'Adozione Nazionale, o se adottarne
uno di un altro Paese, spesso di un altro continente, prediligendo
così l'Adozione Internazionale.
L'ITER ADOTTIVO IN ITALIA
Una coppia che prenda in considerazione la possibilità di
adottare un bambino, deve innanzitutto chiedere informazioni
e, conseguentemente, frequentare gli incontri di sensibilizzazione
e informazione presso il Consultorio Familiare della propria
città o, se presente, presso l'Équipe Adozioni.
A questo punto la Coppia inoltra al Tribunale dei Minori la "disponibilità all'accoglienza" di
uno o più minori. Se la coppia non pensa di limitarsi
alla disponibilità di adozione nazionale, le viene consigliato
di frequentare un corso di informazione pre-idoneità presso
uno degli Enti Autorizzati dalla Commissione per le Adozioni
Internazionali (CAI). A questo punto la coppia dovrà intraprendere
uno Studio di Coppia presso i Servizi. È a partire da
questo ciclo di incontri che psicologo e assistente sociale dei
servizi sanitari nazionali, scriveranno la relazione psicosociale
da mandare al Tribunale dei Minori, il quale a sua volta deciderà se
dare o meno alla coppia l'Idoneità all'adozione. A questo
punto, se la coppia ha optato per dare disponibilità solo
all'adozione nazionale, deve attendere l'abbinamento di un bambino
da parte del Tribunale, al quale seguirà un anno di affidamento
pre-adottivo. Se invece opta per l'adozione internazionale (in
genere le coppie si tengono aperte entrambe le possibilità),
frequenterà un corso post-idoneità con un Ente
Autorizzato. Al termine di questo corso, la coppia sceglierà il
paese dove adottare e l'Ente a cui dare il Mandato. Dopo aver
ottenuto l'Idoneità all'adozione anche presso il Tribunale
del paese dove pensa di adottare, la coppia deve restare in attesa
di abbinamento. Quando questo avverrà, la coppia dovrà partire
per restare nel paese del bambino un periodo che varia da caso
a caso, ma che si aggira intorno al mese. Per quanto riguarda
l'adozione internazionale, non esiste più l'anno di affido
pre-adottivo, per cui al ritorno in Italia, il bambino può essere
considerato a tutti gli effetti figlio della coppia.
DESCRIZIONE DI ALCUNE DELLE PIÙ FREQUENTI PROBLEMATICHE
PSICOLOGICHE DI GENITORI ADOTTIVI E BAMBINI ADOTTATI
A prima vista può sembrare che l'iter adottivo sia lungo
e tortuoso, addirittura inutile, ma la genitorialità adottiva è una
genitorialità particolarmente difficile per due motivi
diversi. In primo luogo perché i bambini adottati sono
bambini che hanno subito maltrattamenti estremi perché si
sia arrivati a quella decisione definitiva che è mettere
un bambino in stato di adottabilità. Bambini che spesso
hanno subito un trauma molto forte, quello dell'abbandono e della
separazione dalle figure di attaccamento, dalla famiglia, dal
paese d'origine. Bambini che prima di essere accolti da una nuova
famiglia, hanno vissuto un periodo più o meno lungo di
solitudine ed isolamento affettivo a causa di un'istituzionalizzazione,
in paesi in cui non di rado gli istituti sono in condizioni terribili.
Dalla letteratura (Spitz, 1965; Bowlby, 1969, 1973, 1980) sappiamo
che le conseguenze dell'istituzionalizzazione precoce, dell'assenza
di una figura di riferimento stabile e sensibile, di carenze
di stimolazione socio-ambientale e di trascuratezza fisica e
psicologica, sono spesso delle ferite difficilmente rimarginabili.
Inoltre, la scelta di una coppia di adottare un bambino, avviene
spesso in una fase di particolare vulnerabilità della
stessa: quando il lutto per non avere generato naturalmente un
figlio è ancora vivo e forse non del tutto elaborato.
Non di rado accade che, all'inizio dell'iter, la coppia pensi
al figlio adottivo come ad un "sostituto" del figlio
che non ha potuto avere, senza pensare, o negando, che un bambino
in stato di adozione sia un bambino che ha già una sua
storia alle spalle, spesso costellata da eventi traumatici. La
difficoltà maggiore è quella di vedere, ancor prima
di accettare, che ci sono delle differenze enormi tra il bambino
che la coppia immaginava e sperava di avere, e il bambino che
effettivamente è andata ad adottare. Se il passaggio dalla
rappresentazione alla relazione col bambino reale è già un
momento critico nella formazione della genitorialità biologica, è ancor
più evidente (e spesso più difficile da superare)
nella genitorialità adottiva. L'impatto di questo problema
riguarda molti aspetti del bambino e, soprattutto, della relazione
che egli ha con i genitori adottivi. La mancata differenziazione
tra bambino immaginato e bambino reale determina una serie di
problematiche, che vengono già affrontate nella fase di
informazione e sensibilizzazione e nello studio di coppia che
precedono l'adozione, ma che spesso emergono evidenti nella fase
post adottiva.
Un problema caratteristico che riguarda questa specifica popolazione, è quello
dell'età: per quanto dall'inizio del percorso adottivo
al momento dell'incontro, grazie soprattutto ai corsi di formazione
seguiti dalla coppia, la rappresentazione che i genitori hanno
del bambino sia cambiata progressivamente e la coppia abbia immaginato
un bambino sempre più grande, i bambini in stato di adottabilità,
negli ultimi anni, sono sempre più grandi, con già una
loro storia alle spalle. Accettare l'età avanzata dei
minori adottati, per i genitori è quasi sempre un problema.
Vi è spesso una grossa difficoltà nel relazionarsi
con il bambino reale: difficoltà che riguarda soprattutto
il vedere, accettare, comprendere e rispondere ai segnali che
il bambino manda. Ancora riguardo all'età, la mancata
differenziazione tra bambino reale e bambino immaginato, si ha
quando si cerca di confrontare il bambino adottato con altri
bambini non adottati della stessa età. Tale confronto è difficile,
riguarda canoni nostri e storie per lo più simili. Quando
si ha a che fare con bambini che hanno avuto storie di vita molto
diverse, l'età anagrafica ha un significato abbastanza
relativo: da una parte questi bambini spesso sono molto più "adulti",
sono dovuti crescere velocemente per far fronte alle circostanze
che gli si presentavano, spesso hanno dovuto rendersi autonomi
precocemente rispetto ai loro coetanei non adottati. D'altra
parte arrivati in Italia hanno bisogno di ripercorrere le tappe
fondamentali dello sviluppo infantile, regredendo anche molto
rispetto alla loro età anagrafica. Un bambino adottato
magari a nove anni può richiedere un'attenzione e il soddisfacimento
di alcuni bisogni (anche di richiesta di contatto e vicinanza
fisica, per esempio), che normalmente penseremmo appropriati
per un bambino molto più piccolo. È nella soddisfazione
di questi bisogni che la genitorialità adottiva è soprattutto
una genitorialità riparativa.
A parte queste situazioni che riguardano i componenti della
famiglia fin dalle prime fasi della loro relazione, le peculiarità dei
figli adottivi si ripropongono, a volte nella loro problematicità,
in ogni fase critica dello sviluppo del bambino e dell'evoluzione
della sua relazione coi genitori. In particolar modo, due momenti
di difficile gestione da parte dei genitori stessi riguardano
l'inserimento scolastico e l'adolescenza. Spesso i genitori hanno
fretta di inserire il bambino adottato da poco a scuola, forse
anche come tentativo di normalizzare il prima possibile la situazione
che stanno vivendo. In questo modo, però, talvolta sacrificano
il rispetto dei bisogni e dei tempi di questi bambini. Anche
le pretese sul rendimento scolastico e sull'adeguatezza del comportamento
del bambino a scuola, è spesso conseguenza delle dinamiche
scaturite dalla mancata differenziazione tra bambino reale e
bambino immaginato.
L'adolescenza è un periodo in cui invece riemerge spesso,
con l'attivazione di tutte le problematiche relative alla formazione
dell'identità, il problema delle origini. Spesso i genitori
si ritrovano soli, a volte sconfortati di fronte al bisogno del
ragazzo di conoscere la propria storia, come se questo fosse
un mettere in dubbio la propria, di genitorialità.
Si rivela spesso necessario un sostegno alla genitorialità,
un accompagnamento, che non dovrebbe riguardare esclusivamente
le prime fasi, senza dubbio delicate, della relazione tra genitori
e figli adottivi. un sostegno che dovrebbe essere da punto di
riferimento costante e aiutare i genitori di che abbiano figli
adottivi di qualsiasi età a comprendere, a dare un senso
ai comportamenti che hanno i figli e a rispondere ai loro bisogni.
A cura di
Bianca Luna Servi
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